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Salute

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Troppo sudore (iperidrosi)? Ecco come si può rimediare

il . Pubblicato in Salute


La sudorazione eccessiva, o iperidrosi, è un disagio che colpisce il 2% degli italiani e che può essere trattato dal dermatologo o dal chirurgo toracico.

 

La sudorazione è la reazione con cui nostro corpo regola la temperatura interna. È un fenomeno naturale ed essenziale, quando però si svolge entro certi limiti. Se invece il meccanismo della sudorazione si altera e si verifica un aumento incontrollato della produzione di sudore, si entra in quella forma patologica che prende il nome di iperidrosi, malattia di cui non si conosce la causa, ma che può essere curata sia dal punto di vista dermatologico, sia da quello chirurgico.

 

Quando le persone soffrono di iperidrosi si ritrovano con mani, ascelle e viso costantemente bagnati, anche quando il caldo non è tale da giustificarlo. Un problema, per chi ne è vittima, non solo di natura estetica, che richiede quindi un intervento di tipo medico. Come detto, l’iperidrosi può essere curata dal punto di vista medico, tramite la figura del dermatologo o da quello chirurgico, con il chirurgo toracico, che in stretta collaborazione valutano la situazione del paziente e decidono come intervenire.

Curare l’iperidrosi dal punto di vista medico

«Dal punto di vista medico – spiega la dottoressa Marzia Baldi, dermatologa di Humanitas Gavazzeni Bergamo – si può intervenire con infiltrazioni di tossina botulinica, capaci di bloccare temporaneamente le terminazioni nervose che attivano le ghiandole sudoripare a produrre sudore».

 

È un intervento, questo, che sviluppa la sua azione solo dopo qualche giorno e che fornisce risultati solo momentanei, come sottolineato dalla stessa dottoressa Baldi: «Per avere riscontri visibili bisogna attendere almeno 7/8 giorni dall’intervento. Il beneficio, poi, ha una durata di circa 4/6 mesi, dopo di che è necessario reintervenire».

 

Questo significa che per stabilizzare la propria sudorazione, un malato di iperidrosi deve sottoporsi a due/tre interventi l’anno, senza dimenticare che «nel momento in cui si sospendono i trattamenti con tossina botulinica, la sudorazione ricomincia gradualmente a ripresentarsi».

La cura dell’iperidrosi con trattamento chirurgico

La soluzione medica, dunque, non è in grado di offrire una soluzione definitiva, al contrario degli interventi anti-iperidrosi eseguiti in regime di chirurgia toracica. Come si interviene? A spiegarlo è il dottor Giuseppe Chiesa, Responsabile della sezione di chirurgia mininvasiva dell’Unità Operativa di Chirurgia toracica di Humanitas Gavazzeni Bergamo.

 

«La secrezione delle ghiandole sudoripare è regolata dal sistema neurovegetativo simpatico, la parte di sistema nervoso posizionata nel torace, a lato della colonna vertebrale. Per interromperne o diminuirne il flusso – quando questo è eccessivo – si interviene sul nervo simpatico, eliminando o riducendo lo stimolo nervoso alla sudorazione».

 

Si tratta di un intervento di chirurgia mini-invasiva, che viene eseguito attraverso un accesso di pochi millimetri e che quindi procura minimi fastidi al paziente. Le tecniche utilizzabili sono tre, spiega il dottor Chiesa: «Possono essere apllicate delle mollette (clip) per chiudere il nervo simpatico, si può sezionare lo stesso nervo (simpaticotomia) o si può asportare un ganglio, cioè uno dei rigonfiamenti del nervo che rappresentano il centro di controllo della sudorazione».

 

 

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Reflusso gastroesofageo, non sottovalutate i suoi sintomi!

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Il reflusso gastroesofageo non deve essere sottovalutato, soprattutto quando i suoi sintomi, dal bruciore fino anche all'asma, si presentano con una frequenza superiore a una volta la settimana.

 

Reflusso gastroesofageo, che cosa sia lo lascia intendere il suo nome stesso: si tratta di un ritorno (reflusso) in quantità eccessiva di acido gastrico dallo stomaco all’esofago.

 

Una situazione fastidiosa, che provoca precisi sintomi che possono però, a volte, essere attribuiti ad altri disturbi di natura digestiva, anche occasionali, come può essere ad esempio un’indigestione. Ne parliamo con il dottor Nicola Gaffuri, Responsabile dell'Unità Operativa di Gastroscopia ed  Endoscopia digestiva di Humanitas Gavazzeni.

Qual è la causa principale del reflusso?

«Il reflusso gastroesofageo (MRGE) è causato da un’incontinenza del cardias, la valvola posta fra esofago e stomaco, che perde la sua funzione di “porta a senso unico”, in genere a causa di un’ernia jattale. Quando questo avviene, il contenuto gastrico e, in particolare, l’acido refluiscono in maniera eccessiva all’interno dell’esofago, provocando i sintomi propri del reflusso».

Quali sono i sintomi del reflusso?

«Si tratta in primo luogo di un intenso bruciore localizzato dietro lo sterno, a livello della regione epigastrica, la parte centrale superiore dell’addome. Ma può verificarsi, anche se più raramente, un rigurgito di materiale alimentare fino alla gola. Sono sintomi che possono divenire più frequenti in presenza di esofagite, cioè di un’infiammazione dell’esofago, e che possono essere accompagnati da altri “segnali”, come disfagia, cioè difficoltà a deglutire, tosse stizzosa, faringolaringite e addirittura asma».

È possibile prevenire il reflusso gastroesofageo?

«Sì, il reflusso gastroesofageo lo si può fare attuando una particolare dieta alimentare in cui si evitino le bevande gassate, i cibi grassi in generale o irritanti quali il cioccolato, la menta, i cibi piccanti. Poi bisogna moderare l’uso di caffè e degli alcolici».

Come si può curare il reflusso gastroesofageo?

«Se il bruciore da reflusso non è frequente, cioè si verifica meno di una volta alla settimana, si possono assumere antiacidi ogni volta che se ne presenta l’esigenza. Oppure può essere utile rivolgersi a un medico di medicina generale o a uno specialista gastroenterologo. Se invece i sintomi sono più frequenti è il caso di iniziare una terapia specifica a base di gastroprotettori, come gli inibitori della secrezione acida gastrica. Se questa terapia si mostra insufficiente e la sintomatologia si ripresenta nel tempo è utile eseguire una gastroscopia per verificare se si sia in presenza di un’infiammazione dell’esofago o di un’ernia jatale e procedere con la prescrizione della terapia più adeguata».

La stagione può influire sul formarsi del reflusso? L’estate è una stagione “a rischio”?

«No, l’estate non procura un rischio particolare. Le stagione in cui si verificano più casi di reflusso sono piuttosto la primavera e l’autunno. In quei periodi dell’anno può capitare che i sintomi del reflusso gastroesofageo si facciano sentire maggiormente, pur in assenza di una causa specifica».

 

 

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Tiroide, più problemi con il caldo?

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Quando è caldo, i soggetti ipertiroidei soffrono più delle altre persone. Una situazione determinata dagli sbalzi di temperatura che agiscono sugli ormoni, cui si può porre rimedio con una giusta terapia medica.

 

Chi soffre per problemi alla tiroide, con le temperature esterne più calde proprie della stagione estiva può subire peggioramenti del proprio stato di salute, dal punto di vista fisico e da quello mentale.

 

Questo il risultato di una ricerca del Karolinska Institutet di Huddinge, in Svezia, di cui parliamo con la dottoressa Rosa Miranda Testa, endocrinologa dell'Ambulatorio di Endocrinologia di Humanitas Gavazzeni.

È vero che nei mesi più caldi dell'anno le persone con problemi alla tiroide possono avere maggiori problemi di salute?

«Il sistema degli ormoni tiroidei è tra i principali sistemi deputati al mantenimento della termoregolazione, cioè al mantenimento della stabilità della nostra temperatura corporea. Per questo motivo le escursioni termiche ambientali sono percepite in maggior misura dai soggetti affetti da ipotiroidismo o ipertiroidismo».

Quali sono i disturbi che si accenutano in presenza di sbalzi di temperatura?

«I soggetti ipertiroidei, che hanno cioè un'iperfunzione della tiroide non compensata da una terapia medica, soffrono il caldo più delle altre persone. L’eccesso di ormoni tiroidei causa infatti un aumento del metabolismo basale che ha come conseguenza un innalzamento della temperatura corporea compensato da una aumentata sudorazione e da una vasodilatazione periferica che provoca il tipico colorito rossastro di questi soggetti. L’ipotiroideo, sempre se non ben compensato dalla terapia medica, soffre meno per il caldo eccessivo ma può comunque subire un peggioramento della sua consueta “stanchezza” a  causa degli effetti del caldo sulla pressione arteriosa».

Ci sono luoghi di vacanza che possono alleviare gli effetti della malattia tiroidea?

«Non esiste un luogo migliore di altri per chi soffre di tioride: come per tutte le persone, la sede migliore è quella che riduce lo stress e dà benessere fisico e mentale. È però molto importante controllare il compenso dei disturbi ormonali con il proprio endocrinologo di fiducia ed eventualmente correggere le alterazioni con aggiustamenti della terapia in corso prima di spostarsi per un certo periodo in un luogo diverso da quello in cui si vive tutti i giorni. Alcuni colleghi controindicano il soggiorno marino ai loro pazienti ipertiroidei, io non sono d’accordo su questo punto, evito semplicemente di ridurre la posologia dei tireostatici proprio in vista di una partenza per il mare – anche fuori stagione – ma non proibisco mai una vacanza rilassante, né naturalmente faccio cambiare residenza a chi vive in zona marina…».

 

L'OSPEDALE

Ospedale polispecialistico a Bergamo con aree specializzate per la cura di malattie cardiovascolari, tumorali, ortopediche e legate all’obesità con un centro diagnostico all’avanguardia

Campagne di prevenzione

"ComunicAnimare la salute", un innovativo progetto di promozione della salute in collaborazione con Bruno Bozzetto.

L'UNIVERSITA'

Humanitas Gavazzeni pone particolare attenzione verso le attività di didattica, formazione e ricerca.