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Angiografica e angioplastica con CO2 per pazienti con piede diabetico

Pubblicato in Medico



Piede diabetico, angiografica e angioplastica con CO2

Il Centro per la Cura del Piede Diabetico di Humanitas Gavazzeni Bergamo tratta tutte le forme di ischemia critica del piede, cioè quelle lesioni (ulcere, necrosi) che compaiono quando si ostruiscono le arterie che portano il sangue ai tessuti.

 

La maggior parte dei pazienti affetti da questa malattia è diabetica e, in quanto tale, spesso presenta una associata malattia dei reni. Questa duplice condizione, piede e rene sofferenti, pone problemi di trattamento piuttosto “spinosi”.

 

Il trattamento del piede diabetico prevede due elementi fondamentali che vanno integrati:

  • il medico che si occupa del piede deve eliminare i tessuti necrotici, somministrare farmaci adeguati (per esempio antibiotici mirati ai germi infettanti e insulina che controlli la glicemia) e procedere con medicazioni appropriate della ferita
  • chi si occupa dell’apparato circolatorio deve riaprire (o bypassare) i vasi ostruiti delle gambe, per permettere nuovamente al sangue di raggiungere in quantità adeguata il piede e innescare così la sua guarigione.

 

L’angiografia (cioè lo studio dei vasi ammalati) e l’angioplastica (cioè la loro riapertura) vengono eseguite iniettando nel circolo sanguigno un mezzo di contrasto, cioè un liquido che contiene iodio, un elemento opaco ai raggi X, che disegna la struttura dei vasi e guida l’operatore nella loro disostruzione. Il problema sta nel fatto che il mezzo di contrasto iodato è tossico per i reni, soprattutto per quelli già parzialmente compromessi.

 

La prevenzione della cosiddetta nefropatia da mezzo di contrasto costringe dunque a limitarne la somministrazione al minimo indispensabile lavorando, per così dire, in ristrettezza.

L’utilizzo dell’anidride carbonica (CO2)

Per cercare di superare questo problema esiste un’altra tecnica: invece di iniettare il liquido contenente iodio si inietta un gas, l’anidride carbonica (CO2).

 

La CO2 iniettata forma, nell’albero circolatorio, una vera e propria bolla, che si espande in tutte le ramificazioni e spinge fuori il sangue. È il sangue, contenente ferro, che genera l’immagine, perché una volta spostato resta, usando raffinate tecniche di analisi digitale dell’immagine, la sua ombra. In altre parole mentre lo iodio mostra sé stesso al posto del sangue, la CO2 mostra il sangue che c’era al posto che essa ha invaso durante l’iniezione.

Lo smaltimento delle sostanze di contrasto

Per il suo smaltimento, il mezzo di contrasto iodato si affida ai reni, dando loro un extra-lavoro potenzialmente pericoloso, e viene eliminato con le urine.

 

La CO2, molto più semplicemente, si affida ai polmoni: quando vi giunge, trascinata dal flusso del sangue, si dissolve nell’aria degli alveoli e viene espirata dal paziente. Nel giro di due minuti la CO2 iniettata nelle arterie si ritrova nell’aria della sala di emodinamica. Perciò i reni non se ne accorgono nemmeno, e la procedura può andare avanti per tutto il tempo necessario senza alcun problema di dose o sovraccarico.

 

In passato l’uso della CO2 in angiografia è stato limitato dai sistemi di somministrazione: iniezioni poco controllate in potenza potevano provocare dolore locale. Oggi, con un nuovissimo sistema di iniezione computerizzato tutto è più facile, soprattutto negli arti inferiori. Perciò possiamo proporre questi trattamenti anche ai pazienti con una importante riduzione della funzione renale: non c’è più il pericolo che possano andare in dialisi a causa nostra!

 

 

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